Progettare trasparente. Estetica e sostenibilità

Pochi sistemi tecnologici nel campo dell’edilizia sono stati interessati da un’evoluzione prestazionale paragonabile a quella del vetro, non solo straordinaria superficie trasparente per avvincenti sfide estetiche, ma risorsa tecnica determinante per un miglioramento del comfort ambientale degli spazi interni in un’ottica di sostenibilità.

Torre Spira a Milano Porta Nuova

Torre Spira a Milano Porta Nuova

La storia dell'architettura è anche la storia dei vari modi di organizzare lo spazio-luce; i tagli nell'involucro opaco, quali possono essere considerate le finestre e i lucernari, aprono l'edificio alla radiazione luminosa che contribuisce a caratterizzare la fisicità degli spazi interni. Il rapporto  pieno-vuoto e il contrasto luce-ombra caratteristici dell'architettura in pietra e mattoni è andato modificandosi con l'evolvere delle tecniche costruttive. La possibilità di costruire un'ossatura portante sottile dell'edificio, la produzione industriale di lastre di vetro di grande formato e l'introduzione di impianti di climatizzazione hanno ribaltato per la prima volta la tradizionale relazione opaco-trasparente, esaltando quest'ultima a carattere dominante dell'architettura del XX secolo e della nostra contemporaneità. Dal binomio vetro+metallo dell'architettura ottocentesca, all'International Style che ha proposto nel grattacielo di cristallo la forma essenziale, razionale e trasparente per eccellenza, agli esempi attuali di svettanti cattedrali laiche di uffici, edifici pubblici e commerciali i cui involucri vetrati abbinano alla qualità della trasparenza nuovi requisiti prestazionali – coibentazione, protezione dal riverbero solare, isolamento acustico, in grado nell'insieme di operare un efficace controllo microclimatico – il progettare "trasparente" è stato reso possibile dalla sempre più accelerata evoluzione tecnologica dei materiali costruttivi. Nelle realizzazioni dei Maestri del Movimento Moderno, la forte ricerca formale e compositiva si basava sulla tecnica del cemento armato, grazie al quale era possibile ridurre l'involucro opaco al solo scheletro portante.

Il vetro, rispetto alle enormi potenzialità che si sono sviluppate nei decenni successivi, era ancora un componente tecnologicamente arretrato, privo di capacità selettive, migliorato solo dal punto di vista delle sue caratteristiche ottiche e dimensionali dall'evoluzione dei procedimenti industriali per la produzione di lastre vetrate per l'edilizia. A partire infatti dal secondo decennio del '900 cominciano a diffondersi nuovi procedimenti per la fabbricazione del vetro cosiddetto "tirato", basati sulla tiratura meccanica, orizzontale o verticale della massa fusa. Nel 1913 fu inventato il procedimento Fourcauld, nel 1918 il processo Libbey-Owens, nel 1925 il processo Pittsburg di tiratura verticale che riduceva i difetti ottici dei due procedimenti precedenti. In tutti questi sistemi di produzione del vetro tirato, mentre la qualità superficiale è ottima, essendo le lastre finite a fuoco, non si riesce tuttavia a ottenere un nastro a facce perfettamente piane e parallele. Lo spessore è infatti discontinuo, con ondulazioni più o meno accentuate.

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