Maniglie di design: il nuovo rapporto fra architetto e committente

L’architetto Andrea Maffei presenta il suo progetto per Colombo Design e racconta come è cambiato il rapporto fra le parti coinvolte nel processo creativo.

Partendo dalla presentazione di un nuovo progetto, la maniglia Ama disegnata per Colombo Design, l'architetto Andrea Maffei, dell'omonimo studio professionale, affronta un argomento sensibile per il mondo della progettazione: il nuovo rapporto fra architetti e committenti. Come è cambiato? Quali sono i criteri di selezione e quali i punti di forza dei vari progettisti? Non ultima, la tecnologia che, da protagonista assoluta sta ora lasciando spazio a una nuova forma di umanesimo.

Secondo la sua esperienza come si è trasformato il rapporto fra gli architetti o designer e i committenti, quindi le aziende?
Le aziende di prodotti di design necessitano di idee sempre nuove. I prodotti hanno bisogno di cambiare e di trasformarsi con il cambiamento del modo di vivere delle persone. Basti pensare come vivevamo le case negli anni '70 e come le viviamo oggi con l'uso degli strumenti elettronici e degli smartphone. Quindi i produttori hanno sempre più bisogno di idee nuove e di nuovi architetti/designer. Intendo dire che una volta molte aziende avevano lo stesso designer fisso per molto tempo, basti pensare a De Padova, Flos, Cassina. Ora i cambiamenti sono molto più repentini. Quindi per un produttore è troppo difficile usare un unico designer e ha necessità di vedere lo stesso prodotto da molti punti di vista. Non si tratta più quindi di un rapporto univoco ma che necessita di un continuo cambiamento, di un continuo mettersi in gioco.

Le aziende rivolgono nuove richieste ai progettisti?
In realtà non mi sembra. La richiesta è sempre quella di trovare un'idea da trasmettere per superare il solo limite funzionale. Il design non deve solo risolvere il problema tecnico di aprire per esempio una porta. Altrimenti le maniglie sarebbero tutte uguali. L'uomo ha bisogno di sognare oltre la realtà. Il progettista deve riuscire a trasmettere sogni sopra la semplice realtà tecnica. La forma del design deve evocare qualcosa che porta con sé ricordi, immagini e sensazioni. Questa è la vera richiesta delle aziende. Non riescono con il loro staff tecnico a superare la semplice funzione e hanno bisogno di reinventare lo stesso prodotto con nuove idee che raccontano nuove storie.

 

Quali sono i punti fissi da rispettare nell'elaborazione del progetto per una nuova maniglia?
Credo che il primo punto di partenza sia quello organico-tattile con il corpo umano. La maniglia sembra un oggetto di secondo piano, ma in realtà è quello con cui più veniamo a contatto fisicamente. Come il telefonino. Me ne sono accorto quando ho messo le maniglie di Giò Ponti a casa mia. Prima sottovalutavo il loro valore. Forse perché non avevano un design così interessante. Le maniglie di Ponti mi hanno insegnato come toccandole possono trasmettere in continuazione messaggi alle persone che le usano e all'ambiente in cui si trovano. Un altro punto è che con la loro forma possono diventare dei punti di riferimento importanti nell'arredo della casa. Il design può aiutare a superare il solo vincolo funzionale, perché non si tratta solo di oggetti pensati per aprire una porta o una finestra. La sua forma caratterizza, arricchisce lo spazio architettonico e senza di lei avrebbe un valore diverso. Per questo nella maniglia Ama ho cercato di lavorare su geometrie astratte. Il disegno della forma la rende un oggetto astratto dalla realtà che arreda di fatto tutta la stanza. Contribuisce alle forme che sono presenti in quell’ambiente, come un quadro astratto oppure un mobile geometrico.

In che direzione va l'innovazione?
In questo momento l'innovazione si sta muovendo per riportare la tecnologia verso un ambito più umano. Fino a qualche anno fa innovare significava solo aumentare la dose di tecnologia. Erano due sinonimi. Ora invece c'è un brusco ripensamento della direzione univoca verso la tecnologia. C'è molto un ritorno al passato e a quello che con vari amici definiamo "umanesimo". Abbiamo avuto tanto sviluppo tecnologico dal 2000 in poi. Credo che ora la tecnologia però si sia concentrata solo in certe direzioni. Viceversa in altri oggetti si è molto tornati a riscoprire la bellezza del vecchio prodotto artigianale, di certi materiali organici, di certi colori, di certi odori. La tecnologia cioè è stata a un certo punto chiusa in un suo ambito tecnico e poi i designer la stanno ricoprendo con materiali meno freddi e più umani. C'è un progressivo ritorno verso un umanesimo più realistico e più materico.

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