Nomisma e SAIE: prospettive di ri-qualificazione energetica e ri-uso urbano

Si consolida il trend ascendente di domanda di interventi di ristrutturazione da parte delle famiglie italiane. Gli interventi più richiesti sono la sostituzione di infissi e caldaie, meno la domanda per pannelli termici e fotovoltaici.

Si consolida il trend ascendente di domanda di interventi di ristrutturazione da parte delle famiglie italiane. Circa un quinto di esse ha avviato negli ultimi due anni e/o ha intenzione di avviare nei prossimi dodici mesi interventi di ristrutturazione della propria abitazione. Il dato emerge dall'indagine sulle famiglie italiane di Nomisma, che monitora annualmente i comportamenti di risparmio e di consumo delle famiglie, con particolare riferimento al comparto immobiliare lo scorso anno ha realizzato a SAIE un focus dedicato al ri-uso degli edifici. In particolare, gli interventi più richiesti dalle famiglie sono stati la sostituzione degli infissi e della caldaia, mentre appare più ridotta la domanda per pannelli termici e fotovoltaici.

Ripensare lo sviluppo
La crisi strutturale del mercato immobiliare ha posto con urgenza il tema del ripensamento dei paradigmi di sviluppo del settore. In questa prospettiva, parlare di ri-uso e riqualificazione del patrimonio pubblico e privato italiano significa non solo introiettare il paradigma emergente nell'analisi del settore, ma soprattutto tracciare i confini quantitativi e di policy dello sviluppo del real estate nei prossimi decenni. Naturalmente sotto il cappello del "ri-uso" sono compresi fenomeni e tendenze molto diverse: dai processi di efficientamento energetico del patrimonio residenziale privato alla riqualificazione di interi quartieri, dalla ristrutturazione delle singole unità abitative al recupero di aree dismesse. Cosa si intende quando si parla di ri-uso? Quali sono le esigenze (in termini di caratteristiche del patrimonio edilizio? Quali le risposte del mercato? Quali, ancora, gli obiettivi che ci pone l’Unione Europea in termini di risparmio energetico?
Cosa intendiamo concretamente quando parliamo del patrimonio edilizio da ri-generare in Italia?
Sulla base dei dati ufficiali dell'ultimo censimento ISTAT del 2010 e di quelli degli ultimi rilevamenti di altri organismi (ENEA, ANCE, CRESME ecc.) è possibile determinare, anche se in maniera preliminare e non esaustiva, la consistenza del parco immobiliare nazionale. Sul territorio nazionale sono stati individuati circa 13,6 milioni di fabbricati, di cui più dell'87% destinati al residenziale e la restante parte al non residenziale (alberghi, uffici, commercio, ospedali, chiese ecc.). Vi sono inoltre sul territorio circa 700.000 edifici che risultano non utilizzati, per recupero edilizio o perché in condizioni precarie di sicurezza.

Distribuzione per epoca di costruzione del patrimonio residenziale italiano (Fonte: Censimento Istat 2011)

Distribuzione per epoca di costruzione del patrimonio residenziale italiano (Fonte: Censimento Istat 2011)

Edifici residenziali
Gli edifici a destinazione d'uso residenziale, al 2013, risultano pari a 12,2 milioni con oltre 31 milioni di abitazioni. Oltre il 60% di tale parco edilizio ha più di 45 anni, ovvero è precedente alla legge 376 del 1976, prima legge sul risparmio energetico. Di questi edifici, oltre il 25% registra consumi da un minimo di 160 kWh/(mq*anno) a oltre 220 kWh/(mq*anno).

Edifici non residenziali
Qual è l'estensione invece del patrimonio non residenziale?
Spostando il focus sugli interventi di efficientamento energetico e riduzione dei consumi, alcune stime prodotte dall'ENEA mostrano bene quanto sia possibile attivare nei prossimi anni in termini di risparmio energetico. Secondo queste stime, che considerano come potenziale quel risparmio che si otterrebbe se, nel periodo 2014-2020, fossero realizzati tutti gli interventi di efficientamento energetico con rapporto costo/beneficio favorevole e non già eseguiti, nei prossimi anni sarebbero conseguibili rilevanti riduzioni di consumi di energia sia per quanto riguarda gli edifici residenziali sia per quelli non residenziali.

Edifici residenziali
Ipotizzando nel settore residenziale interventi di natura sia globale che parziale su diverse tipologie di edificio, si è stimato un risparmio potenziale complessivo al 2020 di circa 49.000 GWh/anno di energia finale, equivalenti a 3,71 Mtep/anno. Per realizzare tale obiettivo, sarà necessario riqualificare una superficie di oltre 170 milioni di mq l'anno. Gli investimenti da sostenere per la realizzazione del potenziale descritto si stimano in 13,6 miliardi di euro l’anno per interventi globali e 10,5 miliardi per interventi parziali.

Numero di edifici ed estensione del patrimonio edilizio non residenziale italiano (Fonte: ENEA)

Numero di edifici ed estensione del patrimonio edilizio non residenziale italiano (Fonte: ENEA)

Edifici non residenziale
Per il settore non residenziale, le stime ENEA tengono in considerazione la popolazione di edifici con determinate destinazioni d'uso (uffici, scuole, alberghi, banche e centri commerciali) che registrano un consumo maggiore del 50% rispetto al benchmark di riferimento. Le stime tengono inoltre conto delle caratteristiche climatiche, nonché delle destinazioni d'uso e del rapporto costi/benefici degli interventi. Per il settore non residenziale, il risparmio complessivo di energia finale è quantificabile in circa 1,5 Mtep/anno, a fronte di una superficie riqualificata annualmente di circa 16 milioni di mq. Gli investimenti da sostenere per questi interventi si stimano in 17,5 miliardi di euro l'anno. In particolare, si prevede che un terzo del risparmio sia realizzato grazie a interventi su edifici scolastici pubblici.
Ma quanto incide nel mercato italiano la componente di domanda legata alle ristrutturazioni e all’efficientamento energetico?
Alcuni dati mostrano come questo comparto abbia in realtà fatto da cuscinetto al pesante ridimensionamento del settore immobiliare dopo il 2008, tanto che, rispetto all'intero valore cumulato della produzione del settore delle costruzioni nel 2013, circa il 67% è riconducibile a interventi di manutenzione sul patrimonio esistente. Anche per quanto riguarda gli investimenti in costruzioni, circa un terzo del totale degli investimenti nel corso del 2014 è riconducibile a interventi di manutenzione straordinaria, unici a crescere di volume tra il 2008 e il 2014. Rispetto al totale dell'attività di rinnovo del parco edilizio, il peso degli interventi agevolati è pari a circa il 26% per l'edilizia residenziale e al 18% per il complesso del settore civile.

Gli investimenti attivati che hanno usufruito delle detrazioni sono stimati, per il 2013, in circa 27,5 miliardi di euro, di cui circa 4 miliardi ascrivibili agli interventi di riqualificazione energetica. A tali investimenti corrispondono circa 274.000 occupati diretti e 411.000 complessivi (compreso l'indotto). Di questi, la quota parte della riqualificazione energetica ammonta a 40.000 diretti e 60.000 complessivi. La rilevanza di questo trend è evidente anche guardando all'andamento delle richieste di detrazioni fiscali (55%) per gli interventi di risparmio energetico. Sono infatti oltre un milione e mezzo le richieste ricevute per interventi di questo tipo solo tra il 2007 e il 2012, a segnalare l'esistenza di una forte domanda latente.

Uno dei più rilevanti fattori di orientamento del mercato e delle azioni di policy a livello nazionale o sub-nazionale è costituito dagli obiettivi europei di risparmio energetico e rilancio delle fonti energetiche rinnovabili, fissati a livello comunitario come parte della strategia energetica dell'Unione Europea. In Italia, il recepimento della Direttiva sull'Efficienza Energetica (D.Lgs. 102/2014) e il Piano d'Azione per l'Efficienza Energetica del 2014 (PAEE 2014) puntano al raggiungi mento dell'obiettivo fissato al 2020 di una riduzione dei consumi di energia primaria di 20 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep) l'anno, pari a 15,5 Mtep di energia finale. Rispetto all'obiettivo previsto per il periodo 2011-2020 incluso nel PAEE 2014, i risparmi energetici conseguiti al 2013 sono stati pari a oltre 3,2 Mtep/anno, equivalenti a circa il 21% dell'obiettivo finale. Tali risparmi derivano per metà dal meccanismo d'obbligo dei Certificati bianchi. A livello settoriale, il residenziale ha già conseguito oltre un terzo dell'obiettivo atteso, l'industria oltre un quarto.

Dati dell'Osservatorio Nomisma per SAIE SMART HOUSE

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