Macchine per il legno: due i motori che hanno spinto la rivoluzione

Gli ultimi 5 anni hanno rivoluzionato il settore delle macchine per la lavorazione del legno, dando ai centri di lavoro il ruolo da protagonista assoluto.

Una rivoluzione che ha riguardato tutto il settore, indipendentemente dalla scala dell'azienda. Tanto i piccoli artigiani, i falegnami abituati a lavorare su numeri contenuti e con la massima attenzione, quanto le filiere dedicate a produzioni incessanti hanno vissuto un radicale cambiamento nei metodi di lavoro arrivando tutti alla stessa meta: i centri di lavoro. Due, i motori che hanno spinto la rivoluzione. Il primo è relativo alla richiesta, sempre crescente, di avere la possibilità di produrre diversificando, personalizzando e rispondendo a richieste sempre più specifiche. Il secondo è relativo alla contrazione del mercato, che ha obbligato le aziende a ridimensionarsi, ottimizzando la filiera. In risposta a questi due cambiamenti, il settore delle macchine per la lavorazione del legno ha visto, dunque, la crescita della domanda per i centri di lavoro.

In estrema sintesi, un centro di lavoro è una macchina per la lavorazione del legno molto versatile, in grado di garantire la totale flessibilità tanto nella programmazione, quanto nella tipologia di lavorazione del legno. Segare, forare, fresare e incollare non sono più operazioni che hanno bisogno di una propria macchina e di una specifica manovalanza, ma sono operazioni che possono essere realizzate in successione usando un unico macchinario. "Prima l'artigiano poteva e doveva fare tutto da solo. Magari ci metteva una settimana per portare a compimento un serramento ma se ne occupava in ogni dettaglio. Ora, invece, la macchina si occupa di ogni fase, in tempi rapidi, e permette anche di passare da un serramento all'altro, da uno stile all'alto, semplicemente premendo un bottone", racconta Dario Corbetta, direttore di Acimall, Associazione costruttori italiani macchine e accessori per la lavorazione del legno. E continua: "oggi c'è una flessibilità che, nel passato, avrebbe richiesto specifiche manualità per ogni passaggio e continui cambi di frese, colonne utensili. E mentre il centro di lavoro è in azione, l'operatore può occuparsi di altro o posizionarsi alla fine del ciclo e assemblare i pezzi che ne escono".

È completamente cambiato il metodo di lavoro, dunque, tanto nelle aziende di grandi dimensioni quanto nelle piccole falegnamerie, quelle che, però, hanno avuto una visione e che hanno assimilato che investire in tecnologia è l'unico modo per rimanere sul mercato. La rivoluzione, inoltre, è stata agevolata da altri due aspetti fondamentali. Il primo riguarda i prezzi dei centri di lavoro che, se solo tre o cinque anni fa obbligavano ad affrontare investimenti a sette cifre, oggi sono diventati molto più accessibili e il mercato ne presenta anche varianti entry level, il cui costo può partire dai 40.000 euro, fino a esemplari molto più complessi e onerosi. Il secondo aspetto è legato alle agevolazioni fiscali che hanno coinvolto la falegnameria e che hanno permesso anche ai piccoli produttori di avvicinarsi alla tecnologia. Ed è grazie alla sinergia fra tutti questi aspetti e alla forte professionalità delle aziende produttrici italiane, che il settore delle macchine per la lavorazione del legno è tornata alle cifre pre-crisi e segna numeri incoraggianti per il vicino futuro.

Il mercato per il settore delle tecnologie per il legno
È stato presentato di recente e compilato dal Centro Studi Acimall il preconsuntivo 2017 sull'andamento del settore delle tecnologie per il legno. Un'occasione anche per pensare ai mesi a venire, partendo da dati incoraggianti. Una considerazione, però. I dati riguardano l'intero comparto, non solo il settore dei serramenti che, però, dovrebbe incidere per circa il 30%. Secondo i numeri del 2017, dichiara Acimall, è stato raggiunto un valore della produzione pari a 2,29 miliardi di euro, l'11,6% in più rispetto all’anno precedente. Ottimo anche l'andamento delle esportazioni, che si sono attestate a 1,6 miliardi di euro, il 7,1% in più rispetto al 2016. Fra i migliori clienti, gli Stati Uniti, che hanno comperato tecnologie italiane per il legno per un valore pari a 165,5 milioni di euro, seguiti dalla Germania (105,8 milioni), dalla Polonia (102,4 milioni) e dalla Francia (92,5 milioni). In aumento anche il valore delle importazioni (199 milioni di euro, più 10% rispetto all’anno precedente).

Anche il mercato interno prosegue sulla strada della crescita, forte dei provvedimenti di sostegno all'investimento varati negli ultimi anni dal Governo italiano, con chiare previsioni di ulteriori progressi nel breve e medio periodo: nel 2016 i "consumatori" italiani di macchine per il legno hanno investito 743 milioni di euro, diventati 894 (140 milioni in più) nel 2017 e tutto sembra indicare che il 2018 possa vedere un mercato interno vicino al miliardo di euro, il nuovo record dopo i 900 milioni del 2001. Un futuro roseo a favore del quale depongono anche i dati emersi dalla tradizionale indagine congiunturale elaborata dall'Ufficio studi Acimall: il quarto trimestre 2017 si è chiuso con una crescita degli ordini del 36,8% rispetto all'analogo trimestre 2016 (era il 42,9 % nel periodo luglio-agosto, sempre confrontando il trimestre con lo stesso periodo dell’anno precedente). Un dato che è la sintesi dei risultati conseguiti dalle commesse in arrivo dall'estero, cresciute del 35,2% (il 51,5 nel trimestre precedente) e dell'ottimo andamento della domanda italiana, che si attesta a quota più 49,5 % rispetto al periodo ottobre-dicembre 2016 (era il 19,7 nel secondo trimestre).

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